Ipersegno - Collana Ricerca e saggistica
Nell’immagine stessa di una donna che scrive c’è qualcosa in più, qualcosa di diverso dal solito, di anomalo. Questo qualcosa non ha niente a che vedere con lo scrivere, con la letteratura, con la qualità della scrittura. Forse è l’ombra di un pregiudizio antico, duro a morire. Comunque è un interrogativo radicale sull’atto stesso che la donna compie. Quel gesto di scrivere la sottrae a un ordine così acquisito da sembrare naturale, quell’ordine in cui ella appare di volta in volta nutrice e compagna dell’uomo, custode di una liturgia domestica, oppure, all’inverso, creatura infernale che scatena e disordina gli elementi. In un caso o nell’altro, la vita della donna appare in contrasto con un qualcosa di spirituale e di distaccato che appartiene invece alla scrittura. Donne che scrivono come Lady Mary Wroth ed Elizabeth Cary: ma cosa lega autrici tanto diverse? Forse la posizione anomala che queste donne hanno occupato all’interno del loro contesto sociale e culturale, e naturalmente in quello letterario; la violazione, per quanto obliqua e indiretta, di quell’insieme di comportamenti, riti e linguaggi che caratterizzano da sempre l’orizzonte letterario degli uomini.
Francesco Buoni Bruni nasce a Giulianova, in provincia di Teramo, nel 1977. Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” di Pescara, attualmente è docente di lingua e letteratura inglese e spagnola.
Francesco Buoni Bruni nasce a Giulianova, in provincia di Teramo, nel 1977. Laureato in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” di Pescara, attualmente è docente di lingua e letteratura inglese e spagnola.